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Alcuni degli itinerari qui raccontati si svolgono in parte lungo sentieri di montagna dove sono presenti tratti attrezzati con infissi (funi corrimano e brevi scale) e tratti esposti senza protezioni di sicurezza. Questi possono diventare un serio pericolo se non affrontati con la giusta attrezzatura, consapevolezza e forma fisica.
ITINERARIUM® non ha alcuna responsabilità rispetto ai percorsi qui riportati, alla loro percorribilità, praticabilità e sicurezza. Chi percorre questi itinerari lo fa a proprio rischio e pericolo.

Da Quartero a Tappia lungo la via dei torchi e dei mulini

ALLA SCOPERTA DEI MULINI DI ANZUNO

Piana del Toce - Val D'Ossola

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icona lunghezza Lunghezza:
7 Km
icona tempo Nostro tempo:
3h00' a piedi
icona dislivello totale Ascesa totale:
500 mt
icona dislivello Quote min e max:
285 mt - 665 mt
icona percorso anello Tipo di percorso:
anello
icona superficie Fondo:
sentiero - asfalto
icona panorama Panorama prevalente:
boschi - borghi antichi
icona copertura Copertura telefonica:
ottima
icona inverno Tracciato in inverno:
icona bicicletta Tracciato in bici:
no

L’itinerario ha inizio da Quartero lungo la strada asfaltata che porta a Rogoledo, da qui ha inizio la mulattiera che porta a Valpiana e sale a Tappia.
Lungo il percorso si incontra una sorta di tavolo in pietra detto “la posa di mort”. Si tratta di un piano sul quale si posavano le bare dei defunti che da Valpiana venivano portati al cimitero di Tappia. Questo appoggio permetteva ai portatori di riposarsi durante il faticoso tragitto.
Tappia è un borgo medievale, un tempo comune autonomo, dove sono ancora visibili l’antico forno ed il torchio a peso oltre ai numerosi terrazzamenti.
L’itinerario prosegue lungo la vecchia mulattiera, oggi chiamata “via dei torchi e dei mulini” dove, in corrispondenza del Rio D’Anzuno, sono ancora visibili, anche se parzialmente distrutti, i mulini che venivano utilizzati per macinare la segale.
Si raggiunge poi il caratteristico borgo di Anzuno dove si trova un antico torchio ancora oggi utilizzato. Qui la tradizione racconta che, a seguito della peste del 1630, tutti gli abitanti del borgo morirono e a chi chiedeva notizie dei rimasti veniva risposto “ 'nzün” (“nessuno” in dialetto) . Da allora “Anzuno” ha assunto il significato di “nessuno”. 


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